📶💀 Pot Hotspot - lo scheletro che vive per il Wi‑Fi
Nel vasto, instabile e narrativamente corrotto universo fumettistico di The Brainrots, esiste una creatura che nessun personaggio osa evocare ad alta voce quando la batteria scende sotto il 20%.
Il suo nome è Pot Hotspot.
Non è un mostro.
Non è un villain classico.
È peggio: è un parassita di connessione.
🧬 Chi è Pot Hotspot?
Nei capitoli centrali di The Brainrots, Pot Hotspot appare come uno scheletro antropomorfo dal volto umano, occhi spenti, postura curva e uno smartphone incollato alla mano.
Sul display, sempre la stessa parola lampeggiante:
“Wi-Fi?”
La sua voce non parla davvero: ripete, come un glitch dell’universo narrativo:
“Pot Hotspot… Prot Hotspot…”
non possiede mai giga propri.
📱 Il rituale del furto digitale
Nel canone di The Brainrots, Pot Hotspot non attacca mai frontalmente.
Si manifesta nei momenti di debolezza dei protagonisti:
- durante la pausa pranzo tra una vignetta e l’altra
- nel retro di un’aula disegnata male
- su un treno narrativo dove solo uno ha ancora segnale
La frase rituale è sempre identica:
“Solo un attimo, devo aprire WhatsApp.”
Un istante dopo, la tavola successiva mostra il disastro:
- download massivo di giochi improbabili
- scroll infinito di video verticali
- streaming a 1080p mentre il mondo crolla
Il personaggio che ha concesso l’hotspot resta inermi, senza dati, senza campo…
senza onore fumettistico.
💬 Cosa rappresenta nell’universo di The Brainrots?
Pot Hotspot è una critica sociale disegnata a ossa.
Nel fumetto rappresenta:
- chi sfrutta le risorse degli altri personaggi
- chi non paga mai, ma pretende sempre
- chi trasforma un favore in un’apocalisse di giga
È lo specchio Wi-Fi dell’ipocrisia digitale dei personaggi di The Brainrots.
Nel mondo di The Brainrots, Pot Hotspot non è solo un personaggio.
È una leggenda fumettistica.
È l’incubo di ogni connessione concessa.
È l’anomalia che piange per WhatsApp…
e intanto scarica l’universo.
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Lo voglio vedere